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- ALLENAMENTO VIBRATORIO - Whole Body Vibration
Come funzionana l’Allenamento Vibratorio (Whole Body
Vibration)
Da diversi anni sono stati introdotte in commercio delle pedane che sono in
grado di riprodurre le variazioni delle forze gravitazionali attraverso
l'applicazione di vibrazioni denominate Whole Body Vibration, ovvero
vibrazioni applicate all’intero sistema corporeo.
Queste “pedane vibranti” trasmettono le onde vibratorie partendo dalla parte
distale, che si trova a contatto con la pedana, a quella prossimale del
soggetto sottoposto all’allenamento, mentre i muscoli possono essere
contratti o allungati.
L’intensità del carico vibrante è caratterizzata dall’accellerazione della
vibrazione, che dipende dalla frequenza e dall’ampiezza dell’oscillazione. I
parametri fisici, quindi, che determinano le caratteristiche della
vibrazione sono da identificarsi nell’ampiezza (misurata in cm), nella
frequenza (misurata in Hz) e nell’accellerazione (misurata in G) della
vibrazione stessa.
Lo stimolo meccanico viene percepito dall’apparato muscolo scheletrico che
immediatamente si adatta alla variazione posturale attraverso l’attivazione
riflessa della muscolatura (Burke, Mc Shutten, Koceja, Kamen, 1996).
Stimoli vibratori a basse frequenze (sino a 80 Hz) sono rilevate dai
corpuscoli di Meissner; quelli a frequenze più elevate (fino a 500 Hz) dai
corpiscoli del Pacini. Le rapide variazioni di lunghezza del complesso
muscolo tendineo causate dalle vibrazioni vengono percepite inoltre dai
propriocettori dei fusi neuromuscolari, determinando un attivazione riflessa
del muscolo analogamente a quello che si verifica durante l’esecuzione di un
balzo a ginocchia bloccate (Bosco, Cardinale, Tsarpela, Colli, Tihanyi, von
Duvillard, Viru, 1998).
Questi modesti ma signicativi cambiamenti di lunghezza fanno si che
l’ALLENAMENTO VIBRATORIO sia sostanzialmente assimilabile ad un cadenzato
susseguirsi di contrazioni eccentriche e concentriche di piccola ampiezza (Rittweger
e coll., 2001), anche se l’allenamento con le vibrazioni, basandosi
principalmente su posizioni statiche, ci potrebbero indurre a pensare
erroneamente di trovarci in presenza di contrazioni puramente isometriche.
Le vibrazioni inoltre producono dei microspostamenti che sono recepiti da
tutte le strutture propriocettive (dagli organi tendinei del Golgi, dai fusi
neuromuscolari, dai corpuscoli di Meissner per stimoli vibratori fino ad 80
Hz di frequenza e dai corpuscoli del Pacini per frequenze fino a 500 Hz) che
inducono il muscolo ad una risposta adattiva attraverso delle contrazioni
muscolari riflesse (riflesso miotatico), stimolando così oltre che le
capacità propriocettive anche la funzionalità del sistema neuromuscolare di
produrre forza durante la fase di contrazione che segue lo stiramento.
Nel corso degli anni innumerovoli studi hanno provato che lo stimolo indotto
dalla vibrazione produce un miglioramento della forza massima, della forza
esplosiva, della resistenza della forza veloce e della flessibilità
muscolare, oltre a stimolare il profilo ormonale (Bosco et al 1999,
Roeltants e coll. 2004, Delecluse C et al. 2003, Rittweger J et al. 2003, De
Ruiter CJ et al. 2003, Cardinale M., J. Lim 2003).
Come si utilizza l’Allenamento Vibratorio.
L’allenamento con le vibrazioni si basa, come tutti i tipi di allenamento,
sulla quantità di lavoro alla quale il soggetto si sottopone, quantità che
nel caso specifico dell’ALLENAMENTO VIBRATORIO corrisponde al tempo di
esposizione di ogni singola serie, che non dovrebbe mai superare i 60 sec.,
e al tempo totale della seduta che non dovrebbe invece superare i 15-20
minuti, ai quali devono essere aggiunti i tempi necessari per consentire il
necessario recupero del SNC e del SNP che vengono ampiamente sollecitati
durante l’allenamento vibratorio (Stecchi A., 2007).
Tali valori sono infatti il risultato medio ottenuto nei protocolli di
lavoro dove stati registrati dei risultati positivi e che possono essere
quindi considerati come termine di riferimento;
sarebbe comunque opportuno che inizialmente il tempo di esposizione delle
serie non superi i 30 secondi, per aumentarlo solo dopo aver raggiunto un
completo adattamento al carico di lavoro.
Le tipologie di lavoro che possono essere proposte al soggetto sottoposto
all’AV possono essere raggruppate in 3 diverse categorie identificate dal
tipo di lavoro compiuto, ovvero:
1 - lavoro isometrico: mantenimento di posizioni statiche con carico
naturale o sovraccarico;
2 - lavoro dinamico: svolto generalmente con l’uso dei sovraccarichi,
laddove il soggetto esegue normali esercizi di muscolazione;
3 - lavoro statico-dinamico: tecnica di lavoro che alterna esercizi
isometrici a esercizi dinamici, normalmente svolto con sovraccarichi.
Basandosi inoltre sul principio del ciclo "Stiramento-Accorciamento" sono
stati codificati vari modelli di allenamento specifico che prevedono l’uso
delle vibrazioni ad una frequenza di 30 Hz, creando accelerazioni di 3,6G
(Bosco, Cardinale, Tsarpela, 1999) e sottoponendo quindi i muscoli estensori
delle gambe ad un lavoro paragonabile a quello che si realizza eseguendo
3000 (tremila) salti verticali cadendo da 60 cm (salto pliometrico) (Bosco,
1992).
Il tempo di lavoro durante un salto verticale, infatti, è inferiore a circa
200ms mentre l'accelerazione raggiunge 3,4G (Bosco, 1992); possiamo quindi
calcolare che, per eseguire 3000 salti, il tempo totale di stimolo è di 10
minuti.
Lo stimolo meccanico della vibrazione, quindi, è paragonabile a quello che
si realizza nel salto pliometrico, con il vantaggio che può essere applicato
per lungo tempo, essendo infatti improponibile pensare di realizzare 3000
salti in una sola seduta d'allenamento dal momento che durante un balzo si
determinano delle condizioni biomeccaniche critiche per i muscoli (estensori
delle gambe e flessori del piede) e per i tendini che vengono stirati per
una lunghezza molto elevata che rasenta le condizioni di rottura (4,5 cm),
mentre con l’utilizzo delle vibrazioni il pre-stiramento non supera 0,5 cm
(Bosco, 1992).
Lo stimolo vibratorio può quindi essere associato all'effetto allenante sia
della forza massima sia di quella esplosiva.
Non si può poi escludere che attraverso la vibrazione si possa ottenere un
miglioramento della co-contrazione dei muscoli sinergici e un incremento
dell'inibizione di quelli antagonisti.
Questi suggerimenti sono sorretti fortemente dai risultati presentati
recentemente da Bosco e coll. (2001), in cui è stato notato, in calciatori
professionisti, un miglioramento marcato pari a 12,0 cm nella flessibilità
dei muscoli del tronco e dei flessori del ginocchio attraverso il test "seat
and reach" (il soggetto seduto a gambe tese deve allungare gli arti
superiori e il tronco verso la punta dei piedi) in seguito ad un periodo di
allenamento vibratorio.
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